Le coppie del bisogno
Aggiornamento: 16 feb 2023
Quante coppie costruiscono il proprio “stare insieme” sulle paure? Paura della solitudine, paura di non farcela a soddisfare i propri bisogni, o per lo stesso bisogno di sentirsi amati, accettati, riconosciuti, visti. Si può quindi affermare che si smette di amare quando l’altro diventa oggetto di possesso.
Il bisogno è una forza imponente, come afferma nel suo libro la dott.ssa Erica F. Poli (2015)9; il bisogno guida spesso, senza che ce ne si renda conto, parte da copioni antichi appresi nell’inconscio.

Praticamente nessuno dei due ha risolto almeno la prima parte di crescita, che permette di sentirsi autonomi e responsabili della propria vita, della propria sopravvivenza nel mondo; nessuno dei
due è giunto a maturare una posizione di individuo in grado di provvedere a sé stesso e soddisfare le proprie necessità ed esigenze.
In questa dimensione i bisogni possono spaziare da quelli basici e materiali, fino ai bisogni più sottili, ma non meno determinanti come il bisogno di sicurezza, affettività ecc...
Questo non vuol dire che non debbano esistere questi bisogni, sono anzi fondamentali, ma il punto è: come agiscono e come si elaborano questi aspetti nella vita quotidiana?
Nella coppia, che basa la propria sopravvivenza su un bisogno non soddisfatto, l’altro viene visto come mezzo per raggiungere il proprio obbiettivo e viceversa, “sto con te perché ho necessita di te”. L’altro/a viene considerato come l’unico mezzo per raggiungere la propria felicità. Da qui nascono disfunzioni quali: la dipendenza emotiva, l’erezione ritardata, l’eiaculazione precoce, solo per fare qualche esempio.
Per la persona insicura la felicità consiste nell’appoggiarsi a qualcuno che sia forte, anche a costo di essere trattata male, le basta avere l’illusione di sentirsi protetta. La persona poco amata vedrà nel partner l’oggetto per raggiungere la propria felicità e recuperare ciò che non ha mai avuto. La felicità sta per questo soggetto nel ricevere l’attenzione, nell’avere finalmente qualcuno che si occupi di lui/lei. È possibile che accetti anche una relazione sessualmente poco soddisfacente, purché si senta accudito/a in qualche modo.
La persona con scarsa autostima, che si ritiene inferiore agli altri e ha bisogno di lodi e conferme da parte del partner, sarà felice di compiacere il partner pur di sentirsi considerata brava; metterà al primo posto le richieste dell’altro/a pur di essere apprezzata; tenderà a rinunciare ai propri diritti, piuttosto che perdere il riconoscimento.
La persona sempre coccolata e tenuta sotto la “campana di vetro” dalle figure genitoriali instaurerà una relazione con un partner, che sostituirà il proprio genitore disposto a metterla al centro di tutto; baratterà la propria autonomia pur di ricevere questo accudimento.
Si potrebbero riportare molteplici altri esempi ed è importante sottolineare che coppie così strutturate potrebbero durare anche per tutta la vita, finché entrambi i partner sono disposti a concedere all’altro ciò che richiede. Tuttavia spesso accade che con il tempo uno dei due si tiri fuori da questo meccanismo, perché prende coscienza del meccanismo stesso. Ciò può accadere per eventi più o meno fortuiti della vita o perché uno dei due o entrambi intraprendono un percorso di crescita personale; è quasi come svegliarsi dal sonno e cominciare finalmente ad essere sé stessi. E’inevitabile a questo punto una rottura dolorosa per entrambi, poiché svaniscono le illusioni di accudimento, sostegno e compiacenza, al posto delle quali subentrano rabbia, frustrazioni, delusioni.
E’molto frequente che un individuo, almeno una volta nella propria vita, abbia vissuto una relazione disfunzionale, molto probabilmente derivate da generazioni di genitori con relazioni a loro volta disfunzionali, cariche di emozioni represse, causate da un attaccamento infantile privo di vicinanza emotiva, sintonizzazione reciproca, intimità e sano rispecchiamento.
Un attaccamento fatto di luce e ombra, delusioni e frustrazioni, che sono entrambe necessarie per la crescita di un individuo, per poter imparare come fluire attraverso gli opposti, come apprezzare il valore del vuoto e della solitudine, così come della pienezza e dell’amore oltre che della condivisone. Sono copioni emotivi che si trascinano di generazione in generazione, vissute in una società che impone di nascondere e negare i bisogni primordiali; si tende sempre più a soddisfare la carica energetica del desiderio, amplificando lo stesso desiderio con l’illusione che viene alimentata dai social, dal marketing, uccidendo e portando sempre di più alla deriva i reali bisogni dell’essere umano.
Gran parte delle persone oggi non conosce sé stessa e non sa di cosa ha realmente bisogno, perché non è in grado di ascoltarsi; difficilmente si è in grado di percepire le proprie emozioni, perché sentire sé stessi fa paura. Ci vuole coraggio per scendere nel profondo e fare pace con i propri mostri, quei mostri che con il tempo e la consapevolezza si riveleranno essere i migliori amici, che spingo l’individuo a far emergere la propria luce, a soddisfare i propri bisogni, risanare le proprie mancanze e finalmente imparare a distinguere il bisogno dal desiderio.
Solo dopo aver riconosciuto e accettato i propri bisogni primordiali, si può iniziare a sentire la carica energetica vitale del godimento della vita, del reale desiderio. Il desiderio del piacere, il desiderio di gioire della vita, la pulsione verso l’amore reale, verso l’incontro intimo e profondo con l’altro/a, l’inLa relazioni di coppia disfunzionale ha sovente insita in sè anche le disfunzioni sessuali, anch’esse derivanti dall’incapacità di entrare in contatto profondo con il proprio sentire, di andare oltre i veli della superficialità per arrivare alla radice del proprio essere; dall’incapacità di guardare la parte oscura, la paura di affrontare le parti di sè stessi che non si conoscono e quindi si temono, con l’illusione e la credenza che la felicità sia riempire il vuoto esistenziale attraverso il raggiungimento e/o iLa non accettazione dell’altro/a e della sua diversità conduce spesso ad una conflittualità, che finisce per riflettersi anche sul desiderio.
Cosi la sessualità diventa un mezzo e uno strumento con cui esprimere tutto il sommerso, che al di fuori della sfera intima, non si avrebbe mai il coraggio di esternare. Bisogna toccare l’anima per procedere verso una vera felicità, ma come espresso in precedenza gran parte delle persone è dominata dal principio del piacere immanente; ha più importanza ciò che fa stare bene nell’immediato e si allontana da sé qualsiasi esperienza che la mente classifica come dispiacere. l possesso di oggetti e persone. contro con sé stessi e con Dio, DIO inteso come Vita.



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