Attraversare le emozioni
Aggiornamento: 16 feb 2023
Provare dolore o correre un rischio sembra intollerabile. Si è stati educati a vivere le emozioni come un’esperienza negativa, come un “problema” da risolvere o addirittura da cui fuggire per non sentire.
La società spinge a ricercare mezzi e strumenti per fornire una soddisfazione effimera e immediata. Si dovrebbe educare ad un ascolto profondo delle emozioni anche di quelle più dolorose, imparando a starci dentro per ascoltare fino in fondo il messaggio, che sono venute a portare.
Gran parte delle disfunzioni sessuali nascono dall’incapacita di sentire le proprie emozioni. Dietro ogni emozione c’è l’anima che tenta di spingere verso l’evoluzione, verso una maggiore consapevolezza. La società moderna questo lo sa e ha costruito un mondo perfetto, agganciando le persone proprio attraverso l’impulso del desiderio e la soddisfazione immediata di esso.
Questo può portare a tollerare per esempio un uomo infedele, piuttosto che affrontare il dolore della separazione, confermando che la paura fa da padrona nel non voler affrontare le proprie ferite. Ma è solo incontrando ciò che fa paura, che si ha una trasmutazione interiore e di conseguenza una guarigione.
Nelle dinamiche di coppia è funzionale imparare ad essere degli alchimisti. In un vissuto simile si può trovare risposta a delle domande che si perdono nella notte dei tempi: Chi siamo? Cosa siamo venuti a sperimentare qui?
Nasce spontanea una riflessione: chi non ha avuto un attaccamento sicuro è destinato ad avere relazioni disfunzionale? Solo risolvendo i problemi del passato si può essere felici? La risposta per fortuna è: No.
E’ necessario creare una relazione in cui si possa ricercare un attaccamento sicuro, che non escluda alcuna emozione, poiché si ritiene che non vi siano emozioni negative da reprimere o da non mostrare, piuttosto è opportuno che si superi la dicotomia “buono e cattivo”.
Si è già evidenziato che per desiderare qualcuno o qualcosa deve necessariamente piacere, sembrerebbe un’affermazione ovvia, ma in realtà non lo è, perché se nella scelta dell’altro/a c’è una spinta al soddisfacimento dei bisogni, questo ci fa dimenticare ciò che piace veramente; si finisce per ignorare cosa piace e ci si accontenta di ciò che soddisfa le proprie esigenze.




Commenti